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Mezza montagna sopra la città  di Lecco
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Sul sentiero delle creste
Lombardia

Alpi lecchesi

Qualche idea per camminare sulla sponda lecchese del Lago di Como, a breve distanza dal lago, tra borghi e luoghi sacri, oppure in quota verso le vette che hanno avuto un grande peso nell'alpinismo lombardo ed italiano.
 

ONNO - SAN GIORGIO - CREZZO
Tempo di percorrenza: 15 minuti fino a S. Giorgio e 2 h 50 minuti fino a Crezzo.
Grado di difficoltà: iI sentiero non presenta difficoltà; si snoda tra boschi di castani, carpini e noccioli.
Si tratta dell'antica mulattiera per S. Giorgio, fino al secolo scorso principale via di collegamento con la Valsassina e quindi con la pianura. Era deviazione altemativa alla via Ducale per i mercanti e i viandanti che dal nord, giunti a Mandello traghettavano ad Onno. Inoltre fu ancor più frequentata nell'Ottocento e nel primo Novecento quando erano fiorenti alcune attività industriali (opifici e fornaci).
A pochi metri dalla mulattiera in località "Mulino" durante alcuni scavi furono trovati vari oggetti appartenenti a una tomba romana a cremazione: una brocca in terracotta rossastra, un vasetto di pietra e quattro fibule sono conservati al Museo Civico di Como. Altro reperto di epoca romana, trovato tra Onno e Vassena, è rappresentato da un cippo con iscrizione votiva a Giove, conservato nel Municipio di Asso.
S. Giorgio, da cui si gode un vasto panorama, fu sede del primo luogo di culto cristiano onnese antecedente all'anno 1000, al cui tempo invece risale la prima chiesa in paese ora dedicata a S. Anna: essa, sebbene riadattata e trasformata nel Seicento e Settecento, presenta ancora affreschi medioevali tra cui quelli di Lanfranco da Lecco (XV sec.).
Della stessa epoca è la "Crocefissione" di Nicolao da Seregno (1432), sita originariamente in un antica casa nel cuore del vecchio nucleo (dove si possono ancora vedere sulla facciata altri affreschi) ed ora posta nella barocca Parrocchiale dietro l'altare. Poco prima di S. Giorgio il sentiero si divide per dirigersi verso Crezzo, vasta conca caratterizzata da prati, pascoli, villette sparse e con un laghetto nei pressi dell'originario piccolo nucleo rurale: una tracimazione fu responsabile della distruzione del paese di Onno in epoca medioevale quando l'abitato si trovava attorno a S. Fedele (ora S. Anna).
Fu questa la causa che costrinse gli onnesi a trasferire l'abitato sotto il cosiddetto "Sasso di Onno"; si costruì cosi una nuova chiesa che poi fu rifatta e ampliata nel Settecento: S. Pietro Martire da Verona, l'attuale Parrocchiale. L'abitato fu parzialmente fortificato anche se oggi rimangono solo pochi resti della torre di vedetta in località Castello. Tornando sul sentiero, piacevole deviazione può essere fatta tra S. Giorgio e Crezzo verso Prezzapino (bel pianoro panoramico) e quindi l'Alpe di Monte (vecchio nucleo rurale ora disabitato), mentre al pascolo della Conca di Crezzo è da segnalare la curiosa "Madonna del Castagno", cappelletta ricavata da un grosso tronco di castagno.

VASSENA - CIVENNA
Tempo di percorrenza: circa 60 minuti
Grado di difficoltà: non richiede particolare impegno, ma solo un minimo di allenamento.
La mulattiera per Civenna parte dalla località Molino a Castolo ed è un'ampia gradinata acciottolata in condizioni non sempre perfette; il primo tratto è molto ombreggiato fino alla località Castello: il nome ricorda probabilmente una fortificazione o torre di avvistamento, oggi del tutto scomparsa.
Qui la vegetazione si fa più rada e l'orizzonte più ampio e solare; continuando la salita si arriva ad un pendio erboso, ombreggiato da vecchi castagni: la località è detta "l'Acqua" ma e sconsigliabile dissetarsi alla sorgente, ancora abbondante e freschissima, ma non più potabile. La mulattiera prosegue attraverso il bosco e sbocca nella parte bassa di Civenna; si incontrano "caselli" e "monti" oggi in disuso (servivano per l'alpeggio estivo).
Purtroppo l'ultimo tratto è devastato dalle acque piovane e una buona parte di acciottolato, già in comune di Civenna, è scomparso; poco dopo si è su strada carrozzabile e, girando a sinistra si arriva al Ghisallo, mentre girando a destra si arriva a Civenna centro.

LE VETTE SIMBOLO
Per ultime, ma non ultime (anzi!), le tre vette simbolo della montagna lecchese.

Il Resegone, la montagna dal profilo seghettato che domina la cittadina dall'alto dei suoi 1875 metri di altezza. Vi si arriva con un impegno discreto, a partire da Morterone (uno dei più piccoli comuni d'Italia, posto in una laterale della Valsassina, a circa 1000 metri di quota) oppure dal versante bergamasco, da Brumano (920 mlsm).
Da quest'ultimo versante, in valle Imagna, si prende quota rapidamente lungo una strada per poi addentrarsi in un bosco di latifoglie. Raggiunto un traliccio dell'alta tensione (certo, un po' triste come punto di riferimento), si addolcisce il profilo della camminata e si prosegue per qualche passo in campo aperto. In seguito, si torna all'ombra del bosco prima di affrontare il più difficile tratto finale tra gli scoscesi prati sotto la vetta.
Il panorama è impagabile e si apre a grandi settori delle Alpi piemontesi, svizzere e lombarde ed a tutta la fascia dei laghi briantei: millecinquecentometri più in basso, Lecco ed il ramo manzoniano del lago di Como.
Da Morterone si seguono il segnavia 16 fino alla sorgente delle Forbesette e poi la traccia 17 fino in vetta, ricongiungendosi con il percorso bergamasco.
Da non sottovalutare l'interessante sentiero delle creste: più lungo e "arzigogolato" delle vie tradizionali , sale da Erve al rifugio degli Alpinisti Monzesi ed arriva poi al rifugio Azzoni, sotto la vetta del Resegone. E' un percorso più impegnativo anche da un punto di vista tecnico.
Alessandro Manzoni scrive nell'incipit dei Promessi Sposi: " La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune".

La salita alla Grigna meridionale, detta Grignetta, offre diverse varianti. La meno "tecnica" - ma comunque impegnativa ed esigente - è il sentiero che risale lungo la cresta Cermenati (sentiero 7) dai 1200 mslm circa dei Piani Resinelli fino ai 2184 mslm della vetta: indicazioni evidenti guidano dal centro abitato attraverso il bosco e poi tra i prati più in quota. Il finale alterna stretti tornanti a qualche passaggio su rocce e ghiaioni.
Non mancano varianti attrezzate o più impegnative su questa montagna molto frequentata dagli alpinisti lombardi e sulle cui pareti si esercitarono sia Bonatti sia Cassin. Oltre ai vasti panorami, un motivo di interesse sono le tante formazioni rocciose, le guglie ed i pinnacoli di pietra che caratterizzano questo versante.


A nord la Grignetta si integra con le pendici della cima sorella, il "Grignone", o Grigna settentrionale. Ben più lungo ed impegnativo l'accesso a questa vetta, sulla cui cima, a 2410 mslm, sorge il rifugio Brioschi.
Le possibilità sono diverse. Si può, in particolare, raggiungere i rifugi Bietti e Bogani dall'Alpe Cainallo, a 1290 mslm, e seguire il versante settentrionale (qualche tratto più "ostico" è dotato di corda fissa per evitare problemi) oppure partire dal colle Balisio e dalla Cappella del Sacro Cuore. Si resta, seguendo questa via, in un fitto bosco fino al Pialeral (località dove si innesta un sentiero proveniente da Pasturo).
Dal rifugio Antonietta al Pialeral si accede al bivacco Merlini che segna l'inizio dell'ultima - cospicua - fatica: la risalita lungo la cresta che conduce sino in vetta (con un paio di tratti in cui prestare particolare attenzione).


In collaborazione con
Apt Lecco

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