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Il grande nord in Lombardia

Islanda in Lombardia? Lo diciamo subito (come “disclaimer”): non siamo tra quelli che pensano che “sia inutile viaggiare all’estero con tutto quello che c’è in Italia” quindi questa pagina non è certo un invito a non andare in Islanda. Piuttosto, è un suggerimento per trovare anche in Italia – a due ore da Milano – scenari magnifici che possono competere non solo per fascino ma anche per maestosità e grandiosità con i panorami offerti dal grande Nord.
Non sveliamo nemmeno un segreto, intendiamoci: il giorno 21 agosto 2021, infatti, il parcheggio di Campo Moro era praticamente sold-out e sul sentiero – nonostante sia un percorso impegnativo con un dislivello finale di circa settecento metri con un finale tra pietraie e sfasciumi – si contavano centinaia di persone. Purtroppo, dobbiamo rilevarlo, anche tanti poco rispettosi sia dell'ambiente sia del paesaggio: sembravano molto più interessati a conquistarsi un selfie da sfoggiare su Instagram o a "fare gli eroi" tuffandosi in un laghetto glaciale.
Ma … di cosa stiamo parlando? Ci riferiamo alla vedretta orientale del ghiacciaio di Fellaria ed al laghetto che, da qualche anno, si è formato alla sua base.
Questa passeggiata è senz’altro una delle più belle camminate che si possano fare nelle Alpi ed è altrettanto interessante dal punto di vista scientifico. Nel 1996, infatti, è stato approntato un percorso glaciologico che, con pannelli illustrativi molto ben riusciti dislocati lungo i tre sentieri, descrive l’andamento del ghiacciaio ed il suo (triste) ritiro. Non solo: vengono raccontate le attività che si svolgevano in quota (come la pastorizia, oggi residuale), la vita che animava gli alpeggi (come presso l’Alpe Fellaria, sfiorata dal sentiero, dove si può ancora comprare del formaggio) e le trasformazioni paesaggistiche indotte dal movimenti dei ghiacciai (dai massi erratici alle rocce levigate, dalle rocce spaccate per il crioclastismo alla formazione di morene).
La cosa che più sorprende ed intristisce è pensare a quanto racconta il disegno in questa pagina, clic: https://www.cicloweb.net/malencoestensioni.jpg
Nel 1954 le vedrette di Fellaria arrivavano a sfiorarsi: il segnale Riva del 1947, incrociato lungo il sentiero, indica la posizione della fronte del ghiacciaio nel 1947. Nel 1860 il ghiacciaio si spingeva dove oggi si trovano le acque del bacino artificiale creato dalle dighe dell’Alpe Gera.
Negli anni Duemila, la vedretta occidentale ha subito la completa fusione della seraccata che arrivava fino al fondovalle: oggi rimane un laghetto dove confluiscono le acque di diverse cascate alimentate dalla fusione dei ghiacci.
E’ la vedretta orientale, però, a conquistare la scena. Anche qui il ghiacciaio si è “spezzato” in due: “La parte inferiore, alimentata quindi dal solo crollo del ghiaccio soprastante, inizia una notevole involuzione con l’assottigliamento progressivo della lingua glaciale e la comparsa di laghetti alla fronte, che nel 2015 si sono uniti in un solo grande lago di contatto glaciale” (fonte: EcoMuseo della Val Malenco).
A seconda dei periodi, le acque del laghetto saranno più o meno piene di blocchi di ghiaccio alla deriva, piccoli iceberg che trascinano con sè una parte di ghiacciaio.
Per questo non è fuori luogo dire che in questo angolo di val Malenco, dove la Lombardia arriva a confinare con la Svizzera, si possano ammirare paesaggi degni delle lagune glaciali che si trovano nella costa meridionale dell’Islanda.

I dettagli della camminata da Campo Moro al rifugio Bignami (utilissimo appoggio più o meno a metà dell’escursione) sono raccolti in questa pagina: https://www.cicloweb.net/trekking/t-lombardia/trekkingmalenco.htm

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