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Eremo di San Colombano

Eremo di San Colombano

L’eremo di San Colombano si trova nel comune di Trambileno, a pochi chilometri da Rovereto lungo la strada statale che conduce a Vicenza. Per raggiungerlo è necessario percorrere a piedi un breve sentiero seguito da una scalinata di 102 gradini, scavata direttamente nella roccia.
 

La struttura è edificata a metà altezza su una parete rocciosa a strapiombo di circa 120 metri. Protetto naturalmente dalle intemperie grazie a una sporgenza della roccia che funge da tetto, l’eremo è dedicato a San Colombano. Secondo la leggenda, il santo – raffigurato come un giovane cavaliere – avrebbe ucciso un drago responsabile della morte dei bambini battezzati nelle acque del vicino torrente Leno.

Si ritiene che il luogo fosse abitato già dal 753, mentre la costruzione della chiesetta e del romitorio annesso risalirebbe al X secolo

Le prime testimonianze documentarie sull’esistenza dell’eremo e della chiesetta risalgono al XIV e al XV secolo. Un documento del 1319 registra un lascito destinato alla «chiesa di San Colombano» da parte del conte Guglielmo Castelbarco, appartenente alla dinastia dei signori di Lizzana e Rovereto. Un secondo atto, datato 1470 e tuttora conservato nell’archivio parrocchiale di Lizzana, testimonia la devozione della popolazione locale: gli abitanti organizzavano celebrazioni e processioni in onore del santo irlandese per invocare la fine delle prolungate siccità.
 

L’eremo, situato nella cosiddetta grotta dell’Eremita, fu abitato e custodito per secoli da monaci eremiti. Questa presenza si protrasse fino al 1782, quando, durante le cosiddette "riforme giuseppine", venne abolita la pratica del romitaggio. Da quel momento la cura e la conservazione del luogo di culto passarono agli abitanti della valle.
 

Oggi l’apertura al pubblico è curata dal gruppo di volontari del Comitato Amici di San Colombano. L’eremo rappresenta inoltre il punto di partenza dell’itinerario escursionistico “I tesori di Trambileno”.
 

Ma cosa prevedevano le "riforme giuseppine"?
Attuate da Giuseppe II d'Asburgo tra il 1780 e il 1790, rappresentano l'apice del dispotismo illuminato asburgico. Caratterizzate da un forte giurisdizionalismo (giuseppinismo), imposero la supremazia dello Stato sulla Chiesa, la tolleranza religiosa (Editto del 1781), l'abolizione della servitù della gleba, un catasto unificato e il codice penale che limitava la pena di morte. 
Ecco i punti chiave delle riforme di Giuseppe II:
- Tolleranza religiosa: L'Editto di tolleranza (1781) concesse libertà di culto a protestanti, greco-ortodossi e, per la prima volta, pari diritti civili agli ebrei, discriminati fino ad allora.
Riforme sociali e giuridiche: abolì la servitù personale della gleba. Emanò un nuovo Codice penale (1787) che eliminò la tortura e ridusse l'uso della pena di morte. Introdusse il matrimonio civile e il divorzio per i non cattolici.
Riforme amministrative e fiscali: introdusse un catasto per mappare le proprietà e imporre tasse in modo più equo, tassando anche le terre nobiliari. Promosse l'istruzione primaria obbligatoria e la formazione degli insegnanti.
Accentramento e lingua: istituì il tedesco come lingua unica per l'amministrazione, accentrando il potere a Vienna.
Politica ecclesiastica (Giuseppinismo): Giuseppe II puntò a creare un clero nazionale subordinato allo Stato. Soppresse numerosi conventi e ordini religiosi considerati "oziosi", incamerandone i beni (Religionsfonds) per finanziare la parrocchia e l'istruzione. Istituì seminari statali per la formazione dei sacerdoti e vietò relazioni dirette con la Curia romana

  07/03/2026

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