
breve viaggio alla scoperta dei territori che, secoli fa, Cremona conquistò al di là del Po
Oggi siamo abituati a considerare i fiumi come confini naturali del territorio provinciale di Cremona. A ovest, l’Adda; a est, salvo alcune eccezioni, l’Oglio, a sud il Po.
Come detto, non è una regola assoluta: Volongo ed Ostiano, ad esempio, si trovano in provincia di Cremona nonostante siano poste al di là del corso dell’Oglio. Furono cedute a Cremona come compensazione per la “perdita” di un vasto territorio oggi mantovano che rimase sotto Cremona tra la Seconda e la Terza Guerra di Indipendenza: Bozzolo, Viadana, Sabbioneta ed altri territori ad ovest dello stesso fiume Oglio, infatti, furono annessi al Regno d’Italia ed assegnati alla provincia di Cremona, mentre Mantova e la parte della sua provincia ad est dell’Oglio rimasero – per circa sette anni - sotto l’Impero Austro-Ungarico.
Il confine segnato dall’Oglio, quindi, tende a svanire nel lato più sudorientale della provincia.
Andando indietro nel tempo, però, furono altri eventi cruenti a spingere i cremonesi oltre i propri confini naturali. Nel Trecento, infatti, il Libero Comune approfittò del vuoto di potere lasciato dalla morte di Federico II di Svevia e dal crollo di Oberto II Pallavicino ed estese il proprio dominio in vaste zone oggi situate in Emilia.
E' per questo motivo, ad esempio, che il castello di Monticelli d'Ongina deve la sua origine a Cremona che intese così fortificare la riva destra del Po. La prima menzione della rocca risale, infatti, al 1298 e rimanda al desiderio di presidio dei cremonesi. La costruzione della fortificazione, come la possiamo vedere oggi, si deve, invece, a Rolando Pallavicino, che aveva ri-ottenuto la signoria di Monticelli all'inizio del XV secolo, per concessione dei Visconti.
Più a valle, Cremona sottrasse altro territorio ai Pallavicino impossessandosi del territorio oggi riferibile al comune di Polesine Zibello (nato dalla fusione di Zibello e Polesine Parmense). La rocca appartenente alla famiglia, quindi, fu un altro fortilizio conquistato a sud del corso del Po e mantenuto per qualche decina di anni prima che i Visconti di Milano lo riassegnassero alla famiglia Pallavicino.
L’originaria rocca, però, fu fortemente danneggiata da diverse piene ed alluvioni: fu così deciso di costruirla più a sud, a maggior distanza dal fiume, nella posizione in cui si trova anche oggi, sede, però, di un'azienda agricola. Lo stesso tragico destino capitò all’abitato di Polesine e ad almeno due chiese parrocchiali: l’abitato odierno, così come la parrocchiale, sono stati ricostruiti al riparo dalla furia del fiume.
A pochi passi di distanza dalla Corte Pallavicina (nome attuale della fortificazione, chiamata a volte Castello Pallavicino o Castello delle Due Torri) si trova la chiesa della Beata Vergine di Loreto il cui campanile fu eretto tentando di ricordare le linee del Torrazzo di Cremona. Non a caso, è noto in zona come “el turasin”.
Si tratta di un puro omaggio architettonico oppure una testimonianza di quanto, nell'Ottocento, Polesine guardasse a Cremona come città di riferimento, visti gli scambi fluviali con l’altra riva del Po?
Anche questa chiesa è stata spesso “oggetto” di alluvioni e piene del Po ma riuscì sempre ad uscirne indenne. In particolare, l’acqua arrivò più volte a sfiorare l’immagine sacra che custodisce, senza però danneggiarla. In zona si ritiene che questo sia un prodigio divino e si suole dire che “il Po non bagna i piedi alla Madonna”.
Abbiamo raccontato questo percorso da fare in bicicletta tra Cremona, Zibello e Polesine Parmense: www.cicloweb.net/pianura/p-lombardia/pianuracremona30.htm