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Il Catinaccio da San Cipriano (scorri la gallery!)
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Fiè allo Sciliar
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Alpe di Siusi
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San Valentino, sopra Siusi
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Sassopiatto salendo a passo Duron
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Siusi
Lasciati Ispirare

Attorno al Catinaccio

Quest’itinerario unisce due obiettivi “appetibili” dagli stradisti più convinti (la salita all’Alpe di Siusi e quella al passo Costalunga con la discesa lungo la val di Tires) ed un bel tratto in fuoristrada per i biker. Ovviamente, quindi, è necessario presentarsi al via in sella ad una mountain bike, sapendo però che il percorso non sarà off-road se non per quindici chilometri scarsi e sarà privo di tratti estremamente tecnici.

Da Prato all’Isarco, paese posto lungo la SS12 dell’Abetone e del Brennero a 325 metri di altitudine, si inizia a pedalare in direzione di Fiè allo Sciliar lungo la SP24. E’ subito salita: un’ascesa impegnativa che scalda le gambe ed è - in verità - un po’ guastata dal traffico automobilistico. Su pendenze relativamente costanti si prende quota arrivando a dominare dall’alto la val d’Isarco prima di raggiungere Fiè allo Sciliar (km 7.8, 824 mslm). Pedalando oltre, verso Siusi, ci si può “riposare” su un falsopiano di diversi chilometri. Lungo questo tratto, la vista della bella chiesa di San Costantino è un’immagine che difficilmente lascerà indifferenti!

Appena dopo il centro di Siusi (1021 mslm, km 16), però, si torna a fare sul serio: la strada - ben asfaltata, tortuosa ed ombreggiata - sale ai piedi dello Sciliar fino a raggiungere l’alpeggio più grande d’Europa, la celebre Alpe di Siusi. La pendenza media è superiore al 9% per gran parte di questa salita: solo i primi tre chilometri e l’ultimo tratto salgono al 6-7% di pendenza.

La prima località dell’altopiano è Compatsch (1844 mslm, km 26.6): immediato e travolgente l’impatto con il panorama su Sassolungo e Sassopiatto in primo piano, quasi a prender vita dai verdi pendii dell’Alpe. Odle e Stevia rimangono più sullo sfondo, verso nord-est. Dopo le fatiche della salita ci si può rilassare per pochi minuti continuando in direzione di Saltria: si perdono quasi cento metri di quota tra brevi e ripide discese e più lunghi tratti in falsopiano. Ci si immerge nell’atmosfera di un alpeggio fiabesco dove ogni primavera salgono centinaia di bovini ed ovini per trascorrere la stagione più calda. Alla fine di settembre, animali e pastori compiono il cammino inverso per la “desmontegada”, la discesa a valle, che è anche occasione per una colorita festa popolare.

Prima di Saltria si svolta a destra e si torna a fare sul serio. Si sale su una piccola stradina asfaltata che dopo aver servito alcuni hotel ed altre case da monte diviene presto una ripida traccia sterrata (sentiero 8). In pochi ma severi chilometri si conquista il passo Duron (2168 mslm, km 37), distratti a nord dal monumentale Sassopiatto ed a sud dai Denti di Terrarossa, slanciati pinnacoli dolomitici che si ergono sopra rilievi più tondeggianti.

La discesa in val Duron (segnavia 532) richiede attenzione e perizia: inizialmente è abbastanza sconnessa, tra sassi e pietre. Successivamente propone un fondo più compatto ed in corrispondenza di un lungo pianoro diviene davvero agevole. Poco prima di arrivare a Campitello di Fassa (km 47), però, le pendenze della discesa si acuiscono ed il fondo torna a farsi insidioso: non più sassi, ma terra e sabbia richiedono un ottimo controllo ed una buona padronanza del mezzo (nulla che debba scoraggiare i più prudenti: è sufficiente scendere e fare questi cento metri finali a piedi!).

Nel centro di Campitello di Fassa (1448 mslm) si incrocia la SS48 delle Dolomiti da seguire verso sud, in direzione di Moena (in alternativa si può scegliere la pista ciclabile). Ci si avvicina così all’ultima asperità del percorso, un valico che in condizioni normali non spaventerebbe ma che, affrontato dopo aver superato un dislivello già vicino ai duemila metri, diventa quasi un’impresa.

A Vigo di Fassa (1335 mslm, km 55) iniziano dunque i dieci chilometri di salita al passo Costalunga (1745 mslm): sono i primi sei ad impegnare con pendenze intorno al 7-8% (ed uno strappo che supera il 10% intorno al km 3) e pochi tratti per rifiatare. Poco oltre la metà della salita, invece, la strada si fa più “amichevole” e si può iniziare ad assaporare il gusto dell’impresa compiuta.

Valicato il passo Costalunga (km 65), insellatura che divide Latemar e Catinaccio, si prosegue in saliscendi verso Tires ed oltrepassato anche il passo Nigra (1690 mslm) non restano che svariati chilometri di discesa solo raramente interrotti da alcuni tratti di lieve salita.

La miglior vista sul Catinaccio (o Rosengarten, che in tedesco significa “giardino delle rose”) si gode poco dopo l’abitato di San Cipriano, a 1090 mslm, dopo otto chilometri di discesa. Giunti ad una piccola chiesetta vale la pena fermarsi, voltarsi e riempirsi il cuore con una vista davvero impagabile.

Se l’ora è prossima a quella del tramonto, le rocce dolomitiche si accenderanno di un colore intenso: è il fenomeno dell’enrosadira, il risultato di una leggendaria maledizione che re Laurino lanciò contro le montagne che l’avevano tradito.
Una leggenda vuole che un principe, passando per il giardino delle rose, vide la figlia di re Laurino, se ne innamorò e la porto via con sé. Il re, disperato, se la prese dunque con il meraviglioso giardino, colpevole di aver attirato l’attenzione del principe.
Un’altra versione racconta invece di un re Laurino “predatore”. Costui disponeva di una cintura che gli dava la forza di quattordici uomini e di una cappa che gli donava l’invisibilità. Quando tentò di rapire una giovane, tuttavia, questi poteri prodigiosi non gli furono d’aiuto: pur avendo la forza di quattrordici uomini stava per essere sopraffatto dai nobili che reclamavano la giovane. La cappa lo rese sì invisibile ma non lo privò del suo “peso”: calpestando il giardino, infatti, lasciava orme e tracce che consentirono ai nobili di individuarlo e sconfiggerlo.
“Né di giorno né di notte nessuno potrà più ammirarti”, disse rivolto al suo giardino secondo entrambe le versioni. Si dimenticò però l’alba ed il tramonto e così, in quei minuti, l’incanto del gruppo dolomitico diviene ancora più forte.

Oltre San Cipriano si passa, come detto, attraverso Tires (1026 mslm) e si perde poi quota fino a fare rientro a Prato Isarco, punto di partenza della pedalata (km 101). Ultima distrazione, Castel Presule, poco distante da Fiè allo Sciliar. Ha un’origine antichissima, forse anteriore al XIII secolo, ma l’attuale aspetto è dovuto ai lavori effettuati nel Rinascimento per volere di Leonardo di Fiè.

Percorso tratto da UNDICI ANELLI NELLE DOLOMITI, il nostro libro, che potete acquistare cliccando su questo link!

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