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Il Delta del Po
Lasciati Ispirare

Delizie estensi

Dalla città degli Este al Delta del Po, passando per una Pianura Padana assolutamente non banale. Un percorso lungo ma privo di difficoltà altimetriche dove scorgere suggestivi angoli fluviali, borghi rurali ancora intatti e testimonianze architettoniche di assoluto valore, anche fuori da Ferrara!
 

Da FERRARA a MESOLA - km 120

Tappe:
1. Ferrara - Francolino - Pescara - Fossadalbero
2. Fossadalbero - Ruina - Saletta - Tamara - Fossalta - Sabbioncello S. Vittore
3. Sabbioncello S. V. - Villanova - Masi Torello - Masi S. Giacomo - Voghenza - Voghiera
4. Voghiera - Gambulaga - San Vito - Rovereto - Medelana
5. Medelana - Migliarino - Migliaro - Massafiscaglia - Codigoro
6. Lido di Volano - Pomposa Abbazia / Codigoro - pomposa Abbazia
7. Pomposa Abbazia - Gigliola - Bosco Mesola - Torre Abate - S. Giustina - Mesola

Partenza da Ferrara - Castello Estense
Itinerario consigliato: Largo Castello - C.so Giovecca - P.le Medaglie d'Oro - Pista ciclabile del sottomura fino a Via Gramicia.

1 - Ferrara - Francolino - Pescara - Fossadalbero: km 19

FERRARA - CASTELLO ESTENSE
Facile punto di riferimento e di orientamento per chiunque visiti la città per la prima volta, il Castello, antica fortezza e residenza degli Estensi, è situato proprio nel cuore di Ferrara, in posizione quasi perfettamente centrale rispetto al perimetro murario attuale, e si affaccia sul Corso della Giovecca, che all'epoca della costruzione dell'edificio costituiva il fossato esterno alla linea difensiva a Nord della città. Con la realizzazione dell'Addizione Erculea, il Corso della Giovecca venne a costituire la cesura tra la Ferrara Medioevale e la Ferrara Rinascimentale, passando così da limite esterno ad arteria viaria principale interna.
Il Castello è caratterizzato da quattro torri angolari: la più antica, la Torre dei Leoni, posta nell'angolo di Nord Est, la Torre Marchesana, o dell'Orologio, la Torre di San Paolo, o di San Giuliano, ed infine la Torre di Santa Caterina. Sono collegate da corpi di fabbrica leggermente più bassi, decorati con balaustre in pietra bianca poste al di sopra degli originari beccatelli medioevali.
La Torre Marchesana si prolunga in quella che era la via che conduceva al Palazzo dei Duchi, l'attuale Via Coperta, affacciata sulla Piazzetta Savonarola.
A completamento della struttura vi è il fossato, ancora provvisto d'acqua come in origine, che tanto fascino esercita sui visitatori di tutte le età, non fosse altro che per la presenza di un tale specchio d'acqua in pieno centro di una città che, per il resto, poche tracce palesi ancora conserva della proprio passato lagunare.

FERRARA - DELIZIA DI SCHIFANOIA
Fu la prima "delizia" fatta costruire dagli Estensi all'interno della città, in un luogo per quei tempi piuttosto appartato, vicino alle antiche chiese di Santa Maria in Vado e di Sant'Andrea. Voluto dal marchese Alberto V nel 1385, l'edificio di oggi è il risultato di aggiunte ed ampliamenti che videro come protagonisti i famosi Pietro Benvenuto dagli Ordini, quindi Biagio Rossetti ed Ercole de' Roberti.
Luogo di svago adatto per "schivar la noia", il palazzo sopravvisse all'incuria e alle disastrose destinazioni d'uso, fino a diventare, nel 1898, la sede del Museo Civico. Nel restauro venne riservata un'attenzione particolare alle sale del piano nobile: dal grande Salone dei Mesi, affrescato per il duca Borso dai maestri dell'"Officina ferrarese" (Cosmè Tura, Ercole de' Roberti, Francesco del Cossa), alla Sala degli Stucchi e alla Sala delle Virtù, decorata dallo scultore Domenico di Paris nel 1467.
Dal Schifanoia si esce dalla cinta delle antiche mura attraverso i fornici di Piazzale Medaglie d'Oro e si prosegue sulla sinistra lungo la via Gramicia che costeggia l'area verde del vallo esterno al perimetro murario.

Al di là del vallo a nord, si estende il vasto Parco Urbano, un insieme di piante, spazi aperti, specchi d'acqua e sentieri che congiungono Ferrara al suo fiume. L'area rappresenta la quarta addizione storica di Ferrara, "l'Addizione Verde", che realizza una scelta urbanistica coraggiosa incentrata su un nuovo concetto di ecologia urbana, alla base delle attività del Settore Ambiente del Comune di Ferrara: a distanza di cinque secoli il confine di Ferrara ha di nuovo raggiunto il Po. Seguendo la nuova pista ciclabile lungo il perimetro ad est del parco per circa quattro chilometri si può raggiungere la strada d'argine lungo il Po e proseguire fino al borgo di Francolino e quindi a Fossadalbero.

DELIZIA DI FRANCOLINO
Sono poche le notizie relative al palazzo in questa località - nei pressi di Ferrara - che era approdo per chi navigava sul Po in direzione della città. Si sa che nel palazzo, individuabile nell'ex villa Costabili, il 16 ottobre del 1476 il duca Ercole I d'Este riceveva il re d'Ungheria Mattia Corvino con la moglie Beatrice d'Aragona, sorella di Eleonora consorte del duca.

DELIZIA DI FOSSADALBERO
Fu fatta costruire da Nicolò III, sotto la direzione di Giovanni da Siena, tra il 1424 ed il 1434, nello stesso periodo in sui si costruì la "delizia" di Belriguardo. Secondo la tradizione il palazzo era il luogo di convegno di Ugo, figlio del marchese Nicolò III, e Parisina, giovane moglie del marchese, il cui amore finì tragicamente; il palazzo fu trasformato in "delizia" da Borso d'Este poco prima della morte (1471).
Ha l'aspetto di un castello merlato alla maniera guelfa con rivellini ed avancorpi; conta 44 grandi stanze con alcuni bei soffitti anche a cassettoni, una cappella ed un giardino interno.
In seguito appartenne alla famiglia Mosti, quando Alfonso I d'Este concesse loro l'arma ducale ed il cognome "Estense". Nel Settecento passò per via ereditaria ad Ercole Trotti Mosti Estense, il cui discendente Tancredi - patriota e comandante dei Bersaglieri del Po - nel 1872 ne promosse il restauro. La prima apparizione di un campo da tennis in provincia fu proprio qui, nel 1900, quando lo stesso Tancredi Trotti Mosti ve ne fece costruire uno. Il palazzo passò in seguito al marchese Giovanni Costabili, quindi ad altre famiglie che ne curarono i restauri; attualmente è sede del Country Club.

2 - Fossadalbero - Ruina - Saletta - Tamara - Fossalta - Sabbioncello S. Vittore: km 22

Da Fossadalbero l'itinerario piega verso sud in direzione di Copparo, passando per Ruina, fino a raggiungere Saletta. Deviando in direzione di Ferrara si arriva a Tamara e infine a Sabbioncello.

SABBIONCELLO SAN VITTORE - VILLA DELLA MENSA
Si trova sulla strada verso Formignana, sotto l'argine sinistro del Po di Volano. È un complesso monumentale di grande importanza, dove soggiornavano i vescovi di Ferrara fino al tempo delle soppressioni napoleoniche (1797). La grande villa fu fatta costruire da Bartolomeo della Rovere (nipote di papa Sisto IV e fratello di papa Giulio II) tra il 1474 ed il 1495.
La facciata, rivolta ad occidente, si prolunga con due muraglie merlate che immettono nei cortili di servizio ai lati della villa; la muraglia verso la strada termina con una piccola cappella. Dal portone centrale ci si immette in un cortile nel quale si prospetta il porticato di sei archi, con colonne e capitelli; sul lato sinistro si eleva la torre di scolta, destinata a colombaia alla fine del XIX secolo. All'interno restano tracce degli affreschi alle pareti. Lasciando da parte i problemi di attribuzione, gli affreschi alle pareti della villa vennero eseguiti da Girolamo da Carpi o dalla bottega dei Filippi per volontà del cardinale Luigi d'Este (1538-1586; figlio del duca Ercole II e di Renata di Francia), amante delle arti.
Nella villa morì nel 1834 il cardinale Filippo Filonardi, storico e teologo: ciò prova che in quell'epoca il palazzo era ancora di proprietà della Mensa Arcivescovile di Ferrara; successivamente passò alla Fondazione Navarra.

3 - Sabbioncello San Vittore - Villanova - Masi San Giacomo - Voghenza - Voghiera: km 12

A Sabbioncello si attraversa il Po di Volano dove, sulla sponda opposta si trova Villanova. Da qui il percorso procede in direzione sud verso Masi San Giacomo e, oltrepassata la superstrada Ferrara-Portogaribaldi, si seguono le indicazioni per Voghenza e Voghiera. Proseguendo lungo la strada provinciale n.29 per Portomaggiore si incontra sulla destra il grande quadrilatero della Delizia di Belriguardo.

VOGHIERA - DELIZIA DI BELRIGUARDO
Fu la prima "delizia" costruita fuori dalle mura cittadine, ed era unanimemente definita "la Versailles" degli Estensi. Fatta costruire dal 1435 per volere del marchese Nicolò III d'Este, comprendeva un fabbricato di 50 stanze, due logge intorno alle fabbriche minori, scuderie che ospitavano fino a 200 cavalli: tutto circondato da torri dipinte, mura merlate e da un fossato.
Autore dell'imponente opera dove gli Estensi trascorrevano l'estate, fu forse l'architetto di Corte Giovanni da Siena. In tempi successivi lavorarono agli ampliamenti voluti dai principi d'Este artisti quali Antonio Brasavola, Pietro Benvenuti e Biagio Rossetti. Ma fu sicuramente durante il governo di Borso che si eseguirono i lavori di maggior portata, quando la "delizia" fu rivista secondo i canoni del tempo. Si dice che Borso ordinasse a Pietro Benvenuti di ricavare tante stanze quanti sono i giorni dell'anno: sicuramente ne furono ricavate duecento.
Vi si accede attraverso una torre merlata per arrivare all'ampio cortile; di fronte alla torre vi è il fabbricato principale dalle grandi finestre gotiche, attraversando il quale si arriva ad un elegante loggiato a colonne. Al piano terreno erano le stanze di rappresentanza, affrescate da Pisanello, Cosmè Tura, Ercole de' Roberti e, successivamente, nel 1537, da Camillo Filippi, Battista Dossi, Girolamo da Carpi, il Garofalo, Giacomo da Ferrara. La più importante delle Sale, recentemente restaurata ed aperta al pubblico, è la Sala della Vigna, affrescata da Cosmè Tura.
La "delizia" di Belriguardo è sede di rappresentazioni estive di balletti classici, di musica lirica e di spettacoli in costumi rinascimentali organizzati dal Comune di Voghiera; ospita una mostra permanente di opere dello scultore locale Giuseppe Virgili e l'esposizione dei reperti provenienti dagli scavi della vicina necropoli di Voghenza, antica città romana chiamata Vicus Aventinus o Vico Habentia, fulcro amministrativo di vaste proprietà imperiali, dove lavori di scavo iniziati nel 1976 hanno portato all'identificazione di un'area sepolcrale e monumentale di una certa rilevanza databile dalla metà del I° secolo d.C. alla metà del III°.

4 - Voghiera - Gambulaga - San Vito - Rovereto - Medelana: km 16

Proseguendo per la strada provinciale n.29 si raggiunge l'abitato di Runco dove sulla sinistra dopo circa un chilometro si trova Gambulaga e dopo altri due chilometri si incontra sulla destra, isolata nella campagna, la Delizia del Verginese. Da qui, svoltando a destra per una strada secondaria ci si ricongiunge al percorso della statale n. 495 Consandolo-Adria e proseguendo a sinistra si arriva dopo circa quattro chilometri al bivio per Ferrara dove si trova la piccola frazione di San Vito. Ritornando in direzione di Ferrara si possono raggiungere Rovereto e quindi Medelana.

GAMBULAGA - DELIZIA DEL VERGINESE
Si trova a pochi chilometri dal centro di Gambulaga, nel Comune di Portomaggiore ed è opera di Girolamo da Carpi, che vi pose mano attorno al 1556. Da Sigismondo Cantelmo, duca di Sora, passò al duca Alfonso I che la donò alla sua amante Laura Dianti, ricordata anche da un famoso ritratto eseguito da Tiziano. Alla morte di Laura (1573) passò per via ereditaria ai discendenti estensi fino a Cesare d'Este. Le quattro piccole torri, le finestre incorniciate, le bugne agli spigoli e intorno al portale avvicinano la "delizia" al palazzo Crispi di Ferrara, progettato da Girolamo da Carpi.
La "delizia", ora di proprietà dell'Amministrazione Provinciale, è stata recentemente restaurata ed ospita mostre ed iniziative culturali promosse dal Comune di Portomaggiore, durante le quali è possibile accedere al complesso architettonico.

SAN VITO - PIEVE ROMANICA
La chiesa, dedicata ai S.S. Vito, Modesto e Crescenzio, risale al 1027 ma fu costruita sui resti di un'edificio più antico. Rappresentò nei secoli XII-XIV una delle Pievi della Diocesi di Ravenna. Il campanile, più tardo, è datato 1228. Nel XVII secolo fu profondamente modificata ma, tra il 1925 e il 1927, fu riscoperta la vecchia chiesa romanica e ripristinato il suo assetto originario, pur innalzando la navata centrale.
La basilica si snoda in tre navate separate da arcate a tutto sesto, con relative absidi e conserva la sua tipica struttura romanica, caratterizzata da altare soprelevato, preceduto da gradinata, sotto il quale è presente una cripta. La Pieve rappresenta uno dei pochi esempi di architettura romanica ancora esistenti sul territorio, tale da essere spesso luogo di numerose cerimonie.

DELIZIA DI MEDELANA
Era una delle sedi di soggiorno autunnale della Casa d'Este, durante le cacce con il falco e le reti. Nel novembre del 1499 arrivarono alla "delizia" per nave il duca Ercole I con il figlio Alfonso, futuro duca di Ferrara. Per Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I, era un abituale luogo di riposo: proprio a Medelana fu raggiunta dalla notizia della morte del padre, papa Alessandro VI Borgia. Nel 1504 il poeta Pietro Bembo spediva a Lucrezia, a Medelana, il libro de "Gli Asolani". Fu anche la "delizia" preferita da Marfisa, unica estense a rimanere a Ferrara dopo la devoluzione alla Santa Sede (1598). Qui Marfisa, nel 1593, ospitò Torquato Tasso facendolo uscire dalla "prigione" dell'ospedale di Sant'Anna di Ferrara, per farlo riposare e ritemprare. A ricordo di questo soggiorno - ricordato con una lapide - e dell'amore platonico nato tra lui, Marfisa e Tarquinia Molza a Medelana, il poeta compose "La Molza".

5 - Medelana - Migliarino - Migliaro - Massa Fiscaglia - Codigoro: km 25

Ripresa la strada statale n. 495 Consandolo-Adria a San Vito si prosegue in direzione di Dogato - Codigoro. Lungo il percorso si incontrano i paesi di Migliarino, Migliaro e Massa Fiscaglia.

MASSA FISCAGLIA - TORRE DI TIENI
Collocata oltre l'abitato di Massa Fiscaglia, in direzione Codigoro, sulla sponda del Po di Volano. E' l'unico esempio di torre difensiva, con funzioni anche doganali, eretta dagli Estensi in difesa dagli attacchi dei Veneziani. Lungo il Po di Volano, infatti, gli scontri furono frequenti, soprattutto per il predominio del commercio del sale: si ricordano gli scontri del 1405 e del 1482-83, entrambi avvenuti in località Tieni. Pare che sulla sponda opposta esistesse una seconda torre e che tra le due venisse tesa una catena per impedire la navigazione lungo il Po.
Non si è in grado di datarla con precisione: alcune fonti le attribuiscono come committente Bonifacio, padre di Matilde di Canossa. La struttura è a pianta quadrata, in laterizio, con base scarpata e coronamento a beccatelli.

6 - Codigoro - Pomposa: km 6

Dalla bella cittadina di Codigoro, si prosegue verso est fino a raggiungere l'incrocio con la strada statale "Romea", di collegamento con Venezia e Ravenna, dove sorge l'Abbazia di Pomposa.

ABBAZIA DI POMPOSA
Il nucleo originario del complesso monastico risale al VII secolo, epoca in cui i primi monaci benedettini si insediarono in quella che allora era un'isola boscosa delimitata da due bracci del Po e chiamata isola di "Pomposia" dal nome dell'antica famiglia romana che ne era stata proprietaria. Il complesso monastico di Pomposa è stato uno dei centri di vita religiosa e culturale tra i più influenti d'Europa nell'XI e XII secolo ed ha avuto un ruolo fondamentale nella colonizzazione dei territori circostanti. Dopo un'alterna dipendenza da Pavia o da Ravenna, nel 1001 Ottone III fece di Pomposa un'abbazia imperiale, cioè dipendente solamente dall'imperatore. Intorno all'anno Mille, in particolare durante l'abbaziato di Guido degli Strambiati, Pomposa divenne uno dei centri spirituali e culturali più importanti d'Italia ed arrivò ad ospitare più di cento monaci, oltre ad essere frequentato da nobili, papi e imperatori. I monaci alternavano meditazione e canto liturgico, lettura e trascrizione di antichi manoscritti, studio e insegnamento, attività pratiche necessarie al vivere quotidiano e funzioni amministrative e di governo delle terre dipendenti dall'abbazia. Di notevole importanza era la biblioteca che comprendeva migliaia di libri, codici liturgici e testi scolastici utilizzati nella scuola dei novizi. Fu all'interno di Pomposa che Guido D'Arezzo nei primi anni dell'XI attuò la famosa riforma musicale: denominò le sette note musicali basandosi sulla successione delle sillabe iniziali di un inno a San Giovanni ed ideò anche uno schema che mettesse in rapporto la posizione delle note nel rigo e le falangi delle dita per agevolare la lettura della musica.
Le frequenti alluvioni e l'impaludarsi dei terreni dovuti al cambiato corso del Po a seguito della rotta di Ficarolo causarono una lenta decadenza di Pomposa conclusasi con l'abbandono da parte dei monaci nel 1553 ed il loro trasferimento nel monastero di San Benedetto a Ferrara, dove portarono l'archivio e la biblioteca. Pomposa, comunque, fu definitivamente abbandonata solo nel 1671 quando se ne andarono anche gli ultimi quattro monaci rimasti a custodire la chiesa e gli altri edifici. Nel 1797, con la dominazione francese, il complesso divenne proprietà privata: fu annesso alla tenuta agricola dei Conti Guccioli di Ravenna e, da parrocchia della diocesi di Comacchio, fu trasformato in fattoria. Risale a questi annila demolizione del chiostro, insieme a quella di altri edifici.Nel XIX secolo il complesso divenne proprietà dello Stato e vennero realizzaticonsistenti restauri, contemporanei alle opere di bonifica del Basso Ferrarese.
Dell'antico complesso restano la Chiesa di Santa Maria, il campanile, la Aula Capitolare, il dormitorio, ora sede del Museo Pomposiano, il Refettorio ed il Palazzo della Ragione.

8 - Pomposa Abbazia - Gigliola - Bosco Mesola - Torre Abate - S. Giustina - Mesola: km 18

Dall'Abbazia si prende la strada Giralda Centrale che conduce in direzione Volano. Dopo aver superato l'Oasi di Canneviè si segue l'argine orientale della valle seguendo l'indicazione per Taglio della Falce e Bosco Mesola. Percorrendo la strada Corriera si raggiunge dapprima la frazione di Gigliola, da dove è possibile accedere al Gran Bosco della Mesola, quindi, in prossimità dell'abitato di Bosco Mesola, si svolta a destra per Alberazzo e lo si oltrepassa fino ad arrivare a Torre Abate. Dalla torre si può infine raggiungere Mesola percorrendo per circa tre chilometri la strada che corre lungo l'argine di sinistra del Canal Bianco fino al bivio con la strada statale "Romea"

MESOLA - GRAN BOSCO DELLA MESOLA
Il Boscone di Mesola ha una superficie di 1.058 ettari, rappresenta la parte residua di un complesso boscato, un tempo molto più vasto, che si originò intorno all'anno 1000 per opera di apporti di vari rami del Po, ad est dell'Abbazia di Pomposa.
Nel 1954 fu acquistato dall'Azienda di Stato per le Foreste demaniali ed attualmente è gestito dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste. Dal 1971 una parte del bosco è riserva naturale integrale (Riserva Bassa dei Frassini Balanzetta, con una superficie di 220 ettari): l'area è assolutamente protetta e lasciata alla sua evoluzione naturale; solo periodicamente è accessibile ed unicamente da parte di personale autorizzato a scopo di ricerca e dal Corpo Forestale dello Stato. La restante superficie è Riserva Naturale dal 1977.
A seguito delle devastazioni avvenute durante la guerra, una gran parte del bosco ha subito tagli massicci, trasformandosi in bosco ceduo. Il terreno è di origine alluvionale e presenta un andamento irregolare, sintomo della presenza di antiche dune, che a tratti formano dei ristagni d'acqua, con vegetazione palustre. Una di queste radure naturali è il "Parco delle Duchesse", che ha una superficie di circa 2 ettari, sui quali si sono insediate specie erbacee dette "pioniere".
Un tempo il bosco, essendo circondato da paludi, accoglieva numerose varietà di uccelli, tipici delle zone umide; la drastica riduzione della fauna, causata dalle opere di prosciugamento, è stata frenata con la realizzazione di una zona umida all'interno del bosco, chiamata Elciola, della superficie di 6 ettari, dove trovano rifugio anatidi e aironi.
Molto suggestivo è il Taglio della Falce, al limite meridionale del Gran Bosco, da cui è possibile ammirare la foce del Po di Volano e la Sacca di Goro. E' raggiungibile dalla strada che collega Volano a Bosco Mesola.

MESOLA - TORRE ABATE
E' la testimonianza più significativa dello sforzo impegnato nella difesa idraulica del territorio ed è legata alla storia delle bonifiche ferraresi intraprese dalla signoria Estense nel XVI secolo. La costruzione della chiavica dell'Abate, costruita come Torre Palù per la regolazione dello sfogo a mare delle acque del Canal Bianco, ha dato il via ai lavori della Grande Bonifica Estense intorno al 1566. Realizzata nel XVII secolo probabilmente su progetto di Luca Danese, si sviluppa sulla preesistente chiavica estense. Il deflusso delle acque era controllato da un sistema di porte vinciane. Ebbe inoltre funzione difensiva e di controllo.

CASTELLO DI MESOLA
Mesola sorge dove la strada Romea attraversa il Po di Goro, ramo meridionale del Delta padano.
Gli Estensi possedevano l'immenso bosco di Mesola, cantato anche da Ludovico Ariosto. Qui il duca Alfonso II "per comodità delle sue cacce" e a coronamento della bonifica del Polesine di Ferrara, fece costruire il castello che è l'ultima delle delizie estensi, eretta da Giovan Battista Aleotti su progetto di Marc'Antonio Pasi, detto "Il Montagnana".
Trattandosi di un bene allodiale, ossia di piena proprità, gli Estensi conservarono Mesola anche dopo il 1598, anno del loro trasferimento a Modena a seguito della devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio. Nel 1771 Ercole III d'Este, duca di Modena, diede il castello e la tenuta in dote alla figlia Beatrice, andata sposa all'Arciduca Ferdinando d'Austria, figlio di Maria Teresa.
Nel 1785 Papa Pio VI fece acquistare la grande tenuta che, nel 1797, passò alla Repubblica francese. poi, fino al 1823 fu proprietà della compagnia francese Darlhac, quindi dello Stato Pontificio. Nel 1836, come ricorda una lapide all'ingresso del castello, veniva ceduto all'Istituto Santo Spirito di Roma. Solo nel 1911, con l'intervento dell' SBTF (Società per le Bonifiche dei Terreni Ferraresi), iniziava una serie di lavori di mantenimento ed estensione della tenuta. Nel 1952 passava sotto il controllo dell'Ente Delta Padano ed ora è si proprietà dell'Amministrazione Provinciale di Ferrara. E' sede del Centro di Educazione Ambientale.

Arrivo a Mesola

con la collaborazione della Provincia di Ferrara

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