







una solitaria valle da Rovereto ai piedi del Pasubio
La Vallarsa è una valle alpina situata nel sud del Trentino, a pochi chilometri da Rovereto, e si sviluppa lungo il corso del torrente Leno, che scorre tra boschi, pascoli e piccoli centri abitati fino a raggiungere la Vallagarina. Il paesaggio è tipicamente montano: versanti coperti di faggi e abeti, radure d’alta quota e borghi sparsi che conservano ancora un’atmosfera autentica e tranquilla. Intorno alla valle si innalzano montagne importanti come il massiccio del Pasubio e il Monte Zugna, che dominano il territorio e offrono ampi panorami sulle Alpi trentine.
Nel corso dei secoli la Vallarsa è stata modellata dal lavoro delle comunità locali, legate alla pastorizia, all’agricoltura di montagna e allo sfruttamento dei boschi. Durante la Prima Guerra Mondiale la valle si trovò lungo una linea di confine strategica tra l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia e ancora oggi sui monti circostanti si possono osservare resti di trincee, fortificazioni e sentieri militari che raccontano quella stagione di guerra.
.Il Sentiero della Pace è un lungo sentiero che corre per trecento chilometri dal passo dello Stelvio alla Marmolada lungo la linea di fronte della Prima Guerra Mondiale e nel suo lungo itinerario passa anche per le località della Vallarsa. Dalla Campana dei Caduti di Rovereto il sentiero conduce alle fortificazioni del monte Zugna e di passo Buole (detto Termopili d'Italia) e sale poi sino alle vette del monte Carega, alle Piccole Dolomiti di Vallarsa.
Dal passo Pian delle Fugazze lungo la Strada degli Eroi si raggiungono la vetta del monte Pasubio, la conca di Lancia e Col Santo e si incrocia il sentiero europeo E5, che corre dallo svizzero lago di Costanza sino al mar Adriatico.
Tra le diramazioni del sentiero la più significativa è la Strada delle 52 Gallerie, una mirabile testimonianza di ingegneria lasciata dai nostri Alpini.
Si addentra anch'essa tra le rocce del Pasubio: misura 6555 metri di cui 2335 metri in galleria, con un dislivello di 718 metri. Detta anche strada della Prima Armata, è una mulattiera militare costruita durante la Prima Guerra Mondiale sul massiccio del Pasubio, nell'Italia nord-orientale. La strada si snoda fra Bocchetta Campiglia (1216 mslm) e le porte del Pasubio (1934 mslm) attraversando il versante meridionale del monte, non raggiungibile dal tiro dell'artiglieria austro-ungarica, caratterizzato da guglie, gole profonde e pareti rocciose a perpendicolo. Caratteristica, tra le molte gallerie, è la 19ª perché, oltre a essere la più lunga (320 metri), ha un tracciato elicoidale a 4 tornanti, all'interno di un gigantesco torrione di roccia.
Grazie a questa strada fu resa meno rilevante la Strada degli Scarubbi, accessibile solo nel periodo estivo e molto più esposta al tiro degli Austro-Ungarici. L'ideatore della strada fu il capitano del genio Leopoldo Motti, caduto poi il 29 settembre 1917 durante l'esplosione della prima mina austriaca sul Dente Italiano.
Passato oltre un secolo da quegli anni così cruenti, oggi la Vallarsa è apprezzata soprattutto per la sua natura intatta e per un turismo lento fatto di escursioni, camminate e scoperta del territorio, tra antiche chiese, piccoli villaggi e luoghi suggestivi come l’eremo di San Colombano, incastonato nella roccia sopra il torrente Leno. In questo contesto la valle mantiene un forte legame con le tradizioni alpine, con una cultura locale fatta di semplicità, memoria e profondo rapporto con l’ambiente montano.

(Eremo di San Colombano)
All'imbocco della Vallarsa, come si diceva, s'incontra l’eremo di San Colombano, nel comune di Trambileno, a pochi chilometri da Rovereto. Per raggiungerlo è necessario percorrere a piedi un breve sentiero seguito da una scalinata di 102 gradini, scavata direttamente nella roccia.
La struttura è edificata a metà altezza su una parete rocciosa a strapiombo di circa 120 metri. Protetto naturalmente dalle intemperie grazie a una sporgenza della roccia che funge da tetto, l’eremo è dedicato a San Colombano. Secondo la leggenda, il santo – raffigurato come un giovane cavaliere – avrebbe ucciso un drago responsabile della morte dei bambini battezzati nelle acque del vicino torrente Leno.
Si ritiene che il luogo fosse abitato già dal 753, mentre la costruzione della chiesetta e del romitorio annesso risalirebbe al X secolo.
Le prime testimonianze documentarie sull’esistenza dell’eremo e della chiesetta risalgono al XIV e al XV secolo. Un documento del 1319 registra un lascito destinato alla «chiesa di San Colombano» da parte del conte Guglielmo Castelbarco, appartenente alla dinastia dei signori di Lizzana e Rovereto. Un secondo atto, datato 1470 e tuttora conservato nell’archivio parrocchiale di Lizzana, testimonia la devozione della popolazione locale: gli abitanti organizzavano celebrazioni e processioni in onore del santo irlandese per invocare la fine delle prolungate siccità.
L’eremo, situato nella cosiddetta grotta dell’Eremita, fu abitato e custodito per secoli da monaci eremiti. Questa presenza si protrasse fino al 1782, quando, durante le cosiddette "riforme giuseppine", venne abolita la pratica del romitaggio. Da quel momento la cura e la conservazione del luogo di culto passarono agli abitanti della valle.
Oggi l’apertura al pubblico è curata dal gruppo di volontari del Comitato Amici di San Colombano. L’eremo rappresenta inoltre il punto di partenza dell’itinerario escursionistico “I tesori di Trambileno”.
Ma cosa prevedevano le "riforme giuseppine"?
Attuate da Giuseppe II d'Asburgo tra il 1780 e il 1790, rappresentano l'apice del dispotismo illuminato asburgico. Caratterizzate da un forte giurisdizionalismo (giuseppinismo), imposero la supremazia dello Stato sulla Chiesa, la tolleranza religiosa (Editto del 1781), l'abolizione della servitù della gleba, un catasto unificato e il codice penale che limitava la pena di morte.
Ecco i punti chiave delle riforme di Giuseppe II:
- Tolleranza religiosa: L'Editto di tolleranza (1781) concesse libertà di culto a protestanti, greco-ortodossi e, per la prima volta, pari diritti civili agli ebrei, discriminati fino ad allora.
- Riforme sociali e giuridiche: abolì la servitù personale della gleba. Emanò un nuovo Codice penale (1787) che eliminò la tortura e ridusse l'uso della pena di morte. Introdusse il matrimonio civile e il divorzio per i non cattolici.
- Riforme amministrative e fiscali: introdusse un catasto per mappare le proprietà e imporre tasse in modo più equo, tassando anche le terre nobiliari. Promosse l'istruzione primaria obbligatoria e la formazione degli insegnanti.
- Accentramento e lingua: istituì il tedesco come lingua unica per l'amministrazione, accentrando il potere a Vienna.
- Politica ecclesiastica (Giuseppinismo): Giuseppe II puntò a creare un clero nazionale subordinato allo Stato. Soppresse numerosi conventi e ordini religiosi considerati "oziosi", incamerandone i beni (Religionsfonds) per finanziare la parrocchia e l'istruzione. Istituì seminari statali per la formazione dei sacerdoti e vietò relazioni dirette con la Curia romana.
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R&B COLLE AMENO
Una base ideale per tutti gli itinerari sul Baldo, in val di Gresta, Vallarsa e Vallagarina, compresa la facile pista ciclabile lungo l'Adige è sicuramente il Colle Ameno!
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Il palazzo si trova ai piedi del Colle Ameno (o Dosso Alto) di Borgo Sacco, una piccola altura rocciosa situata lungo la riva sinistra del fiume Adige.
Oltre ad un un deposito custodito e videosorvegliato per le biciclette il R&B Colle Ameno offre un bar, wi-fi, un centro benessere con sauna, idromassaggio, sala relax, un cortile con gazebi, una grotta dove degustare birra artigianale, vini e grappa trentini, un giardino con piante tipiche vallagarine ed una stube con sala TV e relax.
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Colle Ameno
Room & Breakfast
Via Colle Ameno, 6 - Borgo Sacco - Rovereto
telefono 0464-480711 e-mail info@colleamenobeb.it
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