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Tra verdi prati (foto Franco Voglino)
Trentino

Maddalene

Situato tra le Maddalene, la val di Sole ed il passo della Mendola, il territorio dell'alta Val di Non dista una decina di chilometri da Cles e dalla diga di Santa Giustina e si presenta subito come un alternarsi di verdi vallate (Rumo e Bresimo) ed altipiani (Mezzalone). Nonostante sia comodamente raggiungibile e prossima ad altri centri turistici della zona, l'alta valle di Non ha mantenuto integro l'ambiente naturale: un esempio sono i prati che, nel periodo di fioritura, diventano distese dorate per l'effetto di innumerevoli fiori spontanei.
Diffusi rododendri, anemoni, genziane alle rispettive quote.
I boschi, ricchi di funghi, accolgono specie animali molto particolari, alcune rare, come i caprioli, cervi, galli cedroni, picchi rossi ed anche aquile. Siamo sempre in Val di Non e dunque non mancano i numerosi meleti, orgoglio noneso nel mondo.

A livello morfologico la zona delle Maddalene riunisce quasi tutti i caratteri presenti nell'intero arco alpino. Le Maddalene, scavate dai ghiacciai del Quaternario e modellate dai corsi d'acqua che scendono a valle, sembrano cingere le verdi distese in cui sorgono i piccoli paesi: Livo, Revò, Rumo, Cis, Cagnò e Bresimo tutti tra i 650 ed i 1000 metri di altitudine, dove la tradizione ed il fascino dei piccoli borghi di montagna sono ancora vivi.
Ricchi di storia, spesso secolare, tra questi borghi rimangono castelli, palazzi e residenze rurali che, abbelliti da preziosi elementi architettonici, testimoniano l'antica attrazione esercitata da queste valli ai piedi delle Maddalene. Spicca il ciclo di affreschi del Baschenis, artista bergamasco che lasciò il segno anche in altre zone del Trentino (ad esempio, in val Rendena) e due castelli: i ruderi del castello medioevale di Altaguardia e quello di Placeri.
La zona fu abitata già in tempo romano e fu sfruttata per lavori agricoli o per attività di caccia e raccolta ma solo verso l'anno Mille ebbe uno sviluppo significativo che fu poi sostenuto dai torrenti Lavazzè e Pescara, un'inesauribile fonte di energia idraulica per azionare le pale dei mulini e sostenere l'attività delle segherie.

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