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I fienili di Cima Rest (scorri la gallery!)
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Denai, alpeggio sopra Magasa
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Autunno in Valvestino
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Modernità e tradizione in Valvestino
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Paesaggi autunnali in Valvestino
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Magasa
Lombardia

Valvestino e Magasa

«...La parte tirolese della valle è chiamata Val Vestino. È, così isolata in un distretto, molto popoloso che comprende sette od otto villaggi, e molta terra arabile, estendendosi in molti piccoli rami interrotti dalle montagne...»
(John Ball, Alpine Guide, 1866)
 

Valvestino è un territorio di confine che si raggiunge dopo curve e silenzi: un’ora dal Garda o da Idro e il paesaggio cambia. Fienili con tetti in paglia, chiese antiche, un lago a fiordo e Cima Rest, con il suo osservatorio proiettato verso le stelle, raccontano un territorio rimasto diverso grazie al suo isolamento.
Qui la storia passa dai conti di Lodrone alla dogana austroungarica ora sommersa, dai sentieri di Bocca Cocca alle mulattiere che portavano carbone al Garda. Oggi si viene per camminare tra Magasa e Turano, fotografare la cascata di Camiolo, entrare nel Museo Etnografico ed alzare gli occhi al cielo.
È un viaggio breve, ma intenso: dai fitti boschi delle quote più basse ai pascoli alle altitudini superiori, sulla linea sottile tra Trentino e Lombardia.
Basta provare ad arrivarci oggi, nei paesi della Valvestino, per capire quanto possano essere stati isolati fino al Ventesimo secolo. Che ci si arrivi dal Lago di Garda o dal Lago d’Idro, questo lembo delle Prealpi lombarde si raggiunge dopo quasi un’ora di guida tortuosa prima per superare il dislivello di almeno seicento metri rispetto ai fondovalle gardesani e giudicariese poi per spostarsi tra le varie frazioni, quasi aggrappate alle ripidi pendici montuose che culminano nelle creste di confine tra Trentino e Lombardia.
Confine, peraltro, molto recente se si pensa che il territorio di Magasa e Valvestino è sempre stato trentino fino a pochi decenni fa, esattamente fino al 1919 quando, a seguito dell’annessione di Trento e Trieste al Regno d’Italia, venne assegnato alla provincia di Brescia ed alla Lombardia.
Fino al Novecento, bisogna poi pensare, si arrivava da queste parti solo attraverso la mulattiera di Bocca Cocca (un valico che mette in comunicazione la Valvestino con il fondovalle del Chiese) perché la strada che oggi passa per Idro e Capovalle non esisteva. Ed è solo del 1931 il collegamento stradale tra Persone, Magasa e Turano, per dire.
 

Cosa vedere in Valvestino?
 

I luoghi della
Valvestino
Valvestino
è un comune sparso con cinque frazioni (Armo, Bollone, Moerna, Persone e Turano, sede comunale) mentre la vicina Magasa ha cento abitanti ed una sola frazione, Rest. I due comuni condividono il territorio della Valvestino, località davvero peculiare, posta nel Parco dell’Alto Garda Bresciano e caratterizzata non solo da paesaggi che alternano tratti selvaggi a luoghi sapientemente modellati dall’uomo nel corso dei secoli ma anche dai caratteristici fienili, unico esempio lombardo di costruzioni con tetto in paglia, di diretta derivazione austroungarica e sopravvissuti all’omologazione proprio grazie a questo isolamento geografico. Oggi sono in gran parte ristrutturati e costituiscono una forma di ospitalià quantomai particolare.
La copertura in paglia ha origini antichissime, forse longobarde, ed è caratterizzata da una ripida orditura in legno rivestita con paglia di segale o frumento (che fino agli anni ’50 veniva appositamente coltivato).
In un fienile ha sede anche il Museo Etnografico della Valvestino, da visitare anche per conoscere la struttura originale degli antichi interni, gestito dall’Ecomuseo della Valvestino e aperto al pubblico la domenica pomeriggio nel periodo estivo.
Accanto a paesaggi e fienili, non bisogna dimenticare l’osservatorio di Cima Rest, dove è possibile ammirare la volta celeste liberi da inquinamento atmosfertico e luminoso (prenotazione necessaria info@visitvalvestino.it).
E’ il punto di arrivo ideale di una passeggiata tra gli alpeggi sopra Magasa, aperti verso sud e posti alla base di cima Tombea.
Merita una menzione anche la bella cascata di Camiolo, poco a valle di Magasa, che si raggiunge in meno di cinque minuti dalla strada asfaltata (indicazioni Camiolo).
Il lago di Valvestino è una sorta di fiordo che può ricordare gli omologhi norvegesi, si incunea per svariati chilometri tra ripide pendici montuose: ha però natura artificiale ed il suo livello varia molto nel corso dell’anno. Nei periodi di magra è possibile osservare, a monte, i resti dell’antica dogana austroungarica, sommersi dopo la costruzione della diga, realizzata nel 1962 ed alta 124 metri. Nei pressi si trova anche una targa che ricorda l’antico confine.
 

Etimologia
incerta

Ma da cosa nasce il nome Valvestino? E’ un tema dibattuto. Val-vestino prenderebbe il nome dai monti Vesta e Stino che la chiudono nella parte sud occidentale, mentre per lo storico bresciano monsignor Paolo Guerrini, concordando con Claudio Fossati di Maderno, bisogna valutare una derivazione dalla radice indoeuropea “vest”, ovvero luogo scosceso. Oppure un legame con i prati “ve”.
Incerta anche l’origine di Magasa che alcuni associano ad una famiglia del luogo, i Magazzo, ed altri ad un termine celtico che indica i campi coltivati, quindi Magasa come villaggio tra i campi. Ma non sono le uniche ipotesi.
 

Le chiese ed
i paesi

Una decina di chiese punteggiano la valle, e sono descritte nel dettaglio qui: https://www.visitvalvestino.it/le-chiese-della-val-vestino/
Tra queste Sant’Antonio Abate, a Magasa, ha origine settecentesca (ricostruzione di un edificio precedente) e rappresenta uno dei principali motivi di interesse del paese che fece parte della provincia di Trento fino al 1934 ed al capoluogo trentino fa ancora riferimento per diverse funzioni.
Spicca il campanile costruito nel 1768 con l’orologio che reca la scritta latina “Unam time horam”. Antico, artistico e unico è il pavimento in pietra ammonitica, con sfumature rosse e gialle, il cui materiale è preso delle cave di “Marmer” del monte Denervo. Diverse le opere di pregio, su tutte la tela della Madonna della Grazia, donata alla comunità dal conte Carlo Ferdinando di Lodrone che la fece dipingere nel 1714. Perché questa donazione? Perché, come più volte detto, dal 1200 al 1807 la valle fu parte del territorio del Principato Vescovile di Trento e feudo dei Conti di Lodrone. Magasa affonda la sua storia nella preistoria, con tracce di insediamenti celtici e poi conquista romana e successivamente longobarda. Luogo di confine, si trova su un percorso obbligato per chi voleva scendere verso la Pianura Padana (o salirne) senza passare dai presidi militari delle Giudicarie e del Lago d’Idro. Da qui passarono i lanzichenecchi e le truppe napoleoniche, ad esempio.
C’è poi la chiesa di Armo, dedicata ai Santi Simone e Giuda Taddeo, che fino al 1964 era sotto la Diocesi di Trento. Nella parte più antica si nota l’indicazione di una data, 1117, che denota l’antichità della prima costruzione. A proposito di Trentino, è tipico della tradizione tirolese la decorazione del pulpito in legno, con un braccio che impugna un crocifisso. Ad Armo, inoltre, è ancora attiva la Confraternita del Cuore Immacolato di Maria, costituita nell’800 ed approvata il 15 dicembre 1872 dal Vescovo di Trento Benedetto Riccabona de Reichenfiels, su proposta del parroco di Turano Giuseppe di Giampietro e del curato di Armo Giovanni Battista Battisti.
A Bollone l’edificio attuale, novecentesco, è l’ennesima riedificazione di un complesso sacro di epoca longobarda mentre a Cadria la chiesetta è particolarmente suggestiva, leggermente separata dalle case del paese, in posizione scenografica.
Torna il legame con Trento se ci si sposta a Droane, dove la parrocchiale locale è dedicata a San Vigilio, vescovo martire di Trento. E’ tra le più antiche della valle con quella di Turano: la chiesa di San Giovanni Battista, infatti, è citata in documenti del IX secolo. Sul prato davanti all’edificio sacro, detto Prato della Pica, i Conti di Lodrone, feudatari del circondario, leggevano determinazioni e condanne e sempre qui si riuniva il Consiglio di Valle. Più recente è l’altra chiesa di Turano, San Rocco.
Allo stesso santo è dedicata una chiesetta fuori da Moerna mentre la settecentesca parrocchiale di questo paese domina l’abitato (San Bartolomeo).
Ed infine a Persone si trova la chiesa di San Matteo, costruita tra il Trecento ed il Quattrocento e poi rimaneggiata fino al XIX secolo. Le campane sono state installate nel 1909, fuse a Trento e qui trasportate facendole scivolare sulla neve attraverso Bocca Cocca.
Non si può sottacere il fascino discreto dei paesi che conservano ancora i tratti caratteristici del loro passato: basta passeggiare per le strette vie di Magasa, ad esempio, per respirare secoli di storia. Gli edifici sono impreziositi, peraltro, da affreschi che ne decorano le pareti esterne. Tutti i paesi conservano, pur se in misura diversa, il loro aspetto storico fatto di case in pietra, ballatoi in legno, volte, portali, cortili e fontane. Armo lega il suo nome anche alla produzione del fagiolo della Valvestino mentre Bollone ha un passato minerario: un tempo, infatti, si produceva il carbone che veniva poi portato sul Lago di Garda per essere venduto o scambiato.

E infine Rocca Pagana, detto anche Castèl, che, nonostante il nome, non è un insediamento fortificato ma un torrione verticale, calcareo, di aspetto dolomitico, alto 1261 metri e situato proprio sopra l’abitato di Magasa. È un sito storico, un'area archeologica tardoromana-altomedievale: la vetta è sormontata da una croce di ferro. La vetta è divisa in due e pare essere legata ad antichi culti pagani, a fortificazioni antiche e, ovviamente, a miti e leggende.
 

Abbiamo scritto tanto, forse troppo, ma sentiamo di non aver scritto abbastanza. Quanti sono i motivi per esplorare la Valvestino? A piedi o in bici, sono davvero tanti e torneremo a parlarne sulle pagine di www.cicloweb.net
Nel frattempo, scopri le escursioni e le passeggiate a Valvestino e Magasa cliccando qui: https://www.cicloweb.net/trekking/t-lombardia/trekkingvalvestino.htm

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